Biography - Tiziano Soro
Tiziano Soro

 

"Una pratica sperimentale di smarrimento, di vertigine,ma anche di scartamento dei luoghi comuni, che porta ad esplorare i percorsi meno probabili,persino quando non ci sarebbe nessuna ragione per esplorarli. Recuperare immagini che appartengono al patrimonio visivo della collettività e che poi vengono assemblate secondo un ordine nuovo, in modo da suggerire significati inediti. Non si tratta di una procedura meccanica, ma nemmeno casuale.

 

Processare le immagini preesistenti,cambiarne il segno e il senso richiede attenzione, ma soprattutto intuizione, un po’ di razionalità e un po’ di creatività. In fondo, questo tipo di MODUS OPERANDI è molto prossimo a quello che Edward De Bono ha definito “pensiero laterale”, in contrapposizione alla verticalità gerarchica del pensiero logico. Si tratta di un tipo d’inferenza che aumenta le possibilità di ristrutturazione dei modelli di pensiero ( e di rappresentazione) preesistenti grazie proprio all’intuizione.

 

1) “Nel pensiero laterale non si cerca la risposta giusta”, scrive lo psicologo maltese, “ma una differente elaborazione dell’informazione. La fiaba, il mito, la leggenda metropolitana, sono per Soro materia viva e malleabile, da plasmare a piacimento per mezzo di capovolgimenti, inversioni e sconvolgimenti del significato originario. Come afferma ancora Edward De Bono, “con il pensiero laterale si diventa consapevoli del fatto che un modello non può essere ristrutturato dal suo stesso interno, ma che è il risultato di qualche influsso esterno”.

 

Non è un caso,quindi, che le fonti iconografiche usate da Soro siano le più disparate e vadano dall’ advertising americano degli anni Cinquanta e Sessanta al cinema e alla televisione, dai tatuaggi fino ai giocattoli per bambini ( molti dei quali sono usati dall’artista come basi per le sue sculture). Il risultato di questi apporti extra-pittorici è la creazione di una pittura ibrida, anfibia, in cui si amalgamano immagini realistiche e simboli segnaletici, pattern ornamentali e colori zuccherini; una pittura incongruente, tanto spensierata quanto impassibile, in cui le tinte piatte ed i colori pastello, richiami diretti al mondo dell’infanzia, adombrano contenuti e significati no certo rassicuranti.

 

La dicotomia forse più significativa rimane, però, quella palesemente sottesa tra realtà e finzione, tra quotidiano e fantastico, tra sostanza organica e materia inerte. Una dicotomia che riverbera nelle inversioni di senso della sua PLASTICLAND, una dimensione liminare tra il "PAESE DELLE MERAVIGLIE" di Lewis Carrol e la "NEVERLAND" di Michael Jackson. Un posto, insomma, dove i giocattoli sembrano vivi e le persone dannatamente finte"

 

Testo critico di Ivan Quaroni

1) E.De Bono, CREATIVITA E PENSIERO LATERALE, 2007

 

 

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